SOLARIS



drammaturgia di Fabrizio Sinisi
da Solaris di Stanislaw Lem (Sellerio editore) e da Andrej Tarkovskij
e con il contributo dell'atelier d'écriture diretto da Laura Tirandaz all'Université d'Avignon

con Debora Zuin, Giovanni Franzoni, Antonio Rosti
regia di Paolo Bignamini

scene e aiuto regia Francesca Barattini
costumi Gerlando Dispenza
disegno luci Fabrizio Visconti
con le musiche originali di P.I.G.

organizzazione e produzione Carlo Grassi


ScenAperta Altomilanese Teatri

in collaborazione con 
Compagnia Lombardi-Tiezzi


Spettacolo realizzato all’interno della collaborazione transnazionale di:
Senses project: The sensory theatre.New transnational strategies for theatre audience building

Project co-funded by the Creative Europe Programme of the European Union

foto di scena: Stefania Ciocca 
si ringraziano:  Claudio Martino per la consulenza musicale; Barbara Negrini; INAF – Osservatorio Astronomico di Brera



Un astronauta proveniente dalla Terra giunge sulla stazione orbitante che ruota intorno al misterioso pianeta Solaris. Il solo ospite dell’astronave appare angosciato e stravolto: un suo collega è appena morto in circostanze oscure, mentre spaventose presenze popolano le stanze. L’astronauta, costretto a confrontarsi con il fantasma della giovane moglie morta anni prima, deve interrogarsi: queste “apparizioni” hanno una qualche spiegazione? Sono reali o mentali? Immagini della memoria o del desiderio? E in che rapporto sono con “l'oceano pensante” che ricopre il pianeta?
Ciò che (ci) manca è ciò che più incombe su di noi: sono proprio le rappresentazioni dei nostri fantasmi ad apparirci più vere della realtà. L'assenza diventa così presenza ed è quello che è irrimediabilmente perso a chiamarci. Scritto da Stanislaw Lem nel 1961 e portato sul grande schermo nel 1972 da Andrej Tarkovskij, Solaris è senza dubbio il capolavoro della fantascienza filosofica. Un mistero che turba e destabilizza lo spettatore sui temi dell’identità, del soggetto, del rapporto fra le percezioni dei sensi e quelle della memoria, ponendo la sempre radicale domanda su cosa sia veramente la realtà – e su chi siano davvero le persone che amiamo: ciò che esse sono, o ciò che vogliamo che siano? Inquietante eppure intensamente lirico, visionario e poetico, Solaris ci conduce nel punto più remoto dello spazio così come nell’abisso più profondo del nostro essere. Lo spettacolo inaugura, al Pacta Salone di via Dini a Milano, le rappresentazioni italiane del progetto Senses: The sensory theatre. New transnational strategies for theatre audience building - co-funded by the Creative Europe Programme of the European Union.
Successivamente Solaris sarà in tournée nei Paesi partner di Senses: Francia (Théâtre des Carmes, Avignone) e Romania (Teatrul Muzical Nae Leonard, Galați).



NOTE DI REGIA

I contenuti di Solaris sono noti soprattutto agli appassionati di cinema, per via del capolavoro di Andrej Tarkovskij, e ai lettori di Stanislaw Lem e dei romanzi di fantascienza. Raccontare questa storia a teatro significa per noi innanzitutto provare a riflettere sul valore di verità della rappresentazione: cosa è “vero” sulla scena? E quanto? Che natura hanno i misteriosi “visitatori” che compaiono sulla stazione orbitante agli astronauti? E per lo spettatore che sta assistendo a una messinscena, sono meno “veri” degli altri “veri” personaggi?
Abbiamo cercato di far convergere sul palco, in un percorso incrociato, le differenti nature dei personaggi: quella umana da una parte, e quella fittizia, composta da neutrini, dall'altra. Tutto lo svolgimento del nostro lavoro ruota intorno a questa esigenza di confronto con l'Altro, a questo reciproco avvicinamento.
Così è Harey, “doppione” sempre più umano della moglie dell'astronauta Kelvin, a chiedere agli uomini “veri” che cosa significhi essere “umani”.
Questa enorme domanda di senso ci dà le vertigini, e ci sporgiamo verso l'abisso di ciò che non conosciamo per provare a comprendere: sotto di noi c'è il mare di Solaris, spaventoso, magmatico, misterioso. Fuori di noi, verrebbe da dire. Ma l'acqua – elemento con il quale la nostra scena si confronta e si scontra - è come uno specchio: il riflesso ci restituisce l'immagine di noi stessi.
L' “altro” ci interroga , i visitatori sono come domande in carne e ossa, siamo posti di fronte alla nostra intimità più profonda, che spesso è spaventosa e insostenibile (come accade, in Tarkovskij, all'astronauta Ghibarian di Solaris e alla guida Porcospino di Stalker, entrambi suicidi per aver scorto le loro profondità più oscure). L'esito del percorso di Chris Kelvin è diverso: come dobbiamo considerare la sua scelta di restare sul pianeta Solaris? Una sconfitta, dettata da un'esigenza consolatoria, oppure una coraggiosa apertura al mistero? Con Tarkovskij, proviamo a indagare questa seconda, dolorosa, possibilità: una nuova prospettiva è in realtà un ritorno alla vita, in contrasto con la quotidianità ormai sterile dell'esistenza che l'astronauta conduceva sulla Terra. Solaris rappresenta così un tempo nuovo, capace di unire il cielo alla terra, una seconda occasione dove attendere nuovi “miracoli crudeli”, una speranza – fragile, ma necessaria – che resta la condizione essenziale perché la vita torni a essere tale.

Paolo Bignamini



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